Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (ultima parte)

Mason era un impiegato chimico in una delle prime centrali nucleari aperte nel North Carolina. Era appunto. Come finirà la storia del nostro Mason, colpito da quell’accidentale fottuto fotone?

[…]

Aveva quasi provocato un incendio; si era scordato il fieno ai cavalli un paio di mattine; aveva lasciato in bella vista il suo walkman sul tavolo della cucina; aveva trascurato e non oliato il suo calesse così da doverne cambiare e pagare alcuni pezzi; aveva rotto mestoli e scodelle della tradizione familiare… ne aveva combinati di guai al distretto! Ma Abram si era abituato alla sua presenza. E non era il solo.

Mason era quasi cieco. Da una decina di giorni gli avevano vietato persino di guidare il calesse. Ma era sereno e ben inserito nel distretto. Il medico della clinica era venuto a visitarlo un paio di settimane prima.

Il verdetto definitivo era stampato nero su bianco:

cecità dovuta a danno stocastico, provocato da elevati livelli di sostanze chimiche inalati”.

Il danno (chiamalo destino, fato, Dio) si era arrestato e concentrato a livello oculare, mentre il suo midollo aveva ripreso a funzionare. A livello fisico e muscolare era ancora più debole di qualche anno prima, era maggiormente soggetto ad infezioni e febbri, nonostante questo Mason non si tirava indietro di fronte alla fatica.

E poi c’era Molly. 

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<<Lei, è stato fortunato!>>, gli aveva detto il medico. Mason, vuoi per la sua fortuita quasi cecità, vuoi per una goffaggine tutta nuova, scoperta proprio in quell’occasione, vuoi per la rabbia che gli provocava quel medicozzo, gli rovesciò insomma sulle ginocchia una tazza di thé bollente! <<Oh, mi scusi, dottore! Sa, non ci vedo troppo bene! Comunque, ha ragione: sono stato proprio fortunato!>>

La centrale nucleare gli aveva offerto una buona uscita, imponendogli però dei vincoli di scrittura legale:

[…] l’impiegato risolve il suo contratto di lavoro a causa di impedimenti fisici costruiti in azienda. Referti medici e ricostruzioni tecniche hanno dedotto che il suo stato è stato provocato dal prolungato zelo del dipendente che si è trattenuto, autonomamente, oltre le ore di lavoro accordate. Consapevole di aver provocato il suo stato e di aver superato la soglia di sicurezza comunicata dall’azienda, accetta la buonuscita e il riscatto economico di..[…]

Pedanteria, zelo, stupidità. A Mason non importava, non ci avrebbe più messo piede in azienda. Non voleva o non poteva, non se lo chiese. Viveva in quella comunità, ne accettava dettami e aveva abbracciato l’etica del non eccesso, della semplicità.

Voleva pensare che la sua strada fosse già stata scritta per insegnargli a non abusare delle novità e comodità dell’età moderna. Usò quei soldi dell’azienda per delle spede di comunità, e si sentì felice nel farlo. A lui era stata prescritta una strada più dura indubbiamente, ora era quasi cieco, ma era uno stacanovista, ce l’avrebbe fatta.

E poi c’era Molly…

_THE END_

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Marina

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comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

2 thoughts on “Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (ultima parte)”

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