Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (3a parte)

[…]

Si svegliò con il bussare insistente di qualcuno alla porta. Si tirò su dal letto rabbrividendo: abituato al riscaldamento acceso al mattino, non pensava di ghiacciare così in fretta fuori dalle coperte. Aveva fatto fatica ad addormentarsi a causa dell’abbaiare insistente dei cani e dall’incessante cantare del gallo.

Aprì, senza chiedere chi fosse, e si trovò davanti un uomo di mezza età (avrà avuto qualche anno in più di lui), con un lunga ed incolta barba rossa, che mostrava le prime imbiancature, un forcone in mano, un largo cappello e un’insopportabile puzzo di letame.

Si strinse le narici con le dita e invitò l’uomo ad entrare: <<Ahahah, non è l’odore tipico di casa tua, vero? Piacere, sono Abram. Ti aspettavo alla mia tavola per la preghiera stamattina!>>

Stropicciandosi gli occhi, Mason apprese che erano solo le nove del mattino e quell’uomo aveva già concluso metà delle faccende ordinarie della sua giornata di lavoro! Incredibile!

Mason era un lavoratore instancabile, era abituato a dieci/dodici ore di lavoro in laboratorio; ma ne sapeva un po’ di mondo, non era stupido, e sapeva di non poter paragonare i due lavori, né i due stili di vita. La vita di un Amish era faticosa e assai diversa da quella di un operaio chimico.

Comunque non riuscì a trattenere un’espressione inebetita e non si trattenne dal dire: <<Ma come diavolo fai?Sembra che questa per te sia una delle giornate migliori al mondo! Intanto puzzi di morto, diluvia e devi avere a che fare con un potenziale porta guai come me!>>

<<Ahahaha, ora è migliorata ancora la mia giornata, ragazzo! Ammiro la tua spontaneità! Sì, la giornata è cominciata bene: gli animali stanno bene, le vacche hanno prodotto parecchio latte e la semina nei campi è interrotta a causa della pioggia. Quindi sono libero fino all’ora di pranzo e posso dedicarmi a te, conoscerti e minacciarti di non portarmi scocciature!>>, detto questo, gli strizzò un occhio e si mise a sedere in soggiorno.

Mason aveva bisogno di un caffè, si guardò attorno e scoprì che c’era il fuoco della stufa da accendere: per potersi cuocere qualsiasi cosa, avere acqua calda e lavare la sua roba, doveva avviare il fuoco.

Guardò Abram con uno sguardo che chiedeva compassione, non ci furono molte parole che si trovarono in strada, diretti a casa dell’amish.

Mason non aveva avanzato altre scuse e si era rivestito con abiti pronti per li e più consoni al luogo: indossava un’informe casacca, senza cinture né bottoni, di un verde marcio non meglio definibile e gli stivaloni non di prima mano.

In strada, Mason gli raccontò lo stop imposto dall’azienda e i suoi problemi fisici. Prima di entrare in casa di Abram, Mason gli confessò: <<Ho scelto la tua comunità, perché voglio darmi da fare, non accetto di stare fermo alla mia età. Sono uno che lavora io! E poi devo approfittarne per sapere cosa so fare senza usare le mie solite abilità. Mi capisci? Cercherò di non creare guai, non parlerò in modo inopportuno di tecnologia, non farò accenno ad usanze non concesse agli Amish, non rovinerò la routine e la quiete della comunità. Mi sono sparato tutti i documentari che ho trovato in videocassetta sulla comunità Amish per 3 giorni di fila! Sono preparato.>>

Abram si tolse il cappello, si grattò la fronte e pensò: “questo qua mi creerà dei gran casini”. Poi disse: <<Credi di aver scelto tu, ma forse Dio ti ha posto sulla nostra strada. Ascolta e guarda i nostri gesti e i silenzi. Apprezza le cose semplici che io e la mia famiglia ti offriamo. Prego, entra.>>

(Continua)

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Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi!
Nero su bianco. E’ tutto qui.
Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog.
E’ per te che vuoi condividere.
E’ per te che ti senti inadeguato.
E’ per te che credi di non aver posto.
Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi.
Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura.

Keep calm and write
Marina

1 thought on “Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (3a parte)”

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