SAVE FOOD: SPRECHI ALIMENTARI

Parola d’ordine: salvare il mondo dai nostri eccessi. Salvarlo dalla pretesa di avere e poter arrivare ovunque senza guardare chi o cosa calpestiamo.

Il terzo mondo e le strozzature della Borsa, la malnutrizione e l’obesità, ‘save the children’ e il black friday, stelle di Natale per i ‘bisognosi’ e il razzismo di Dolce&Gabbana.

Contraddizioni che uccidono. Da una parte un mondo che produce, sovraproduce, produce senza qualità, si ammala di tanta abbondanza e dall’altra altra persone che muoiono di fame. Bene. Questo quadro andava bene fino a cinquant’anni fa. SAVE FOOD: SPRECHI ALIMENTARI

Oggi c’è: una grande fetta del pianeta che fuma sovrabbondanza e l’altra parte che viene filmata mentre muore di fame.

Ancora più orribile.

Save food: sprechi di cibo. Siamo abituati alle tavole piene, ai supermercati che offrono (apparentemente) così tante scelte adatte per tutti i portafogli e bar e paninoteche ad ogni angolo con vetrine stra colme di cibo.

Ciò che non siamo abituati a vedere sono le pattumiere stra colme e maleodoranti di cibo scaduto. Non vogliamo vedere il nostro bar preferito che rimpingua la vetrina con la roba rimasta del giorno prima. Non possiamo accettare che sia possibile ri-etichettare gli alimenti. Preferiamo non interrogarci su dove siano diretti i camioncini della spazzatura differenziata del quartiere.

SCEGLIAMO DI NON SAPERE dove arrivano i nostri avanzi, la nostra spazzatura.

IL NOSTRO ECCESSO.

Si vede, nelle prime scene del film d’animazione Wall-E della Pixar del 2008, un Pianeta Terra oramai abbandonato. Fra montagne di spazzatura di ogni tipo, un piccolo e rugginoso robot è stato lì dimenticato. Il compito del robottino era quello di compostare alla meglio tali rifiuti, e continua in solitudine a fare il suo lavoro, mentre la specie umana è stata costretta alla fuga. O meglio, l’élite della specie umana è stata caricata a bordo di navicelle spaziali, coccolati tra i comfort a dimenticarsi del pianeta Terra.

PERCHÈ FAR FINTA DI NIENTE È PIÙ FACILE.

Certo è un cartone animato. E certo ipotizza uno scenario apocalittico. Ne siamo così sicuri? 

Secondo il Global Food Losses and Food Waste ogni anno per il consumo umano i spreca o si getta via circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo.

A chi serve lo spreco? Serve soltanto a chi produce. Perché chi produce ha bisogno di vendere.

Chi copra? Proprio tu che, volente o nolente, dipendente dal marketing e/o ignorando il problema dello spreco, compri. Compri e compri.

SPRECO LETTERALMENTE SIGNIFICA: “NON ADEGUATO AI RISULTATI”.

Se compro cibo per nutrirmi, perché devo farlo in modo sbagliato? Perché devo sprecare risorse (tempo/denaro e salute)?

SAVE FOOD.

Nel 2016 è finalmente entrata in vigore la legge n. 166 sullo spreco di cibo. In dettaglio: “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale per la limitazione degli sprechi”.

SI INTENDE

“spreco alimentare” l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti

e per

“eccedenze alimentari” i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

Una legge dunque per regolarizzare le conseguenze di questo assurdo fenomeno della sovra produzione di cibo.

Le cause quali sono? Perché si produce così tanto?

E’ giusto e opportuno ancora oggi rispondere che il problema è il sistema capitalista?

La continua offerta di mercato, la disponibilità sempre più immediata, le tecnologie che inneggiano alla velocità e continuo progresso…

Non vi siete mai chiesti: e se tutto si fermasse? Se io mi fermassi e mi facessi bastare ciò che ho?

Se meno fosse meglio? LESS IS MORE

To be continue..

Keep calm and write

Marina

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comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Keep calm and write Marina

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