Il piccolo Nelson (parte seconda)

[…]   Era ancora in piedi sulla sedia e cercava di ricordare il numero, ma nessun numero di telefono gli veniva in mente, che strano. Nelson cominciava ad allarmarsi, era ancora mattina, la mamma sarebbe tornata solo nel primo pomeriggio, Che fare?

Leggere le storie del Capitan Nemo? Non ne aveva voglia. Ma non poteva neppure uscire di casa, l’aveva promesso alla mamma. Però sarebbe potuto andare da Olga, l’anziana signora vicina di cosa, gli avrebbe regalato delle caramelle e sarebbe stato lì buono in sua compagnia e del suo grasso micio rosso.

Non ci pensò due volte, scese dalla sedia, lasciando la cornetta staccata dall’apparecchio, e accorse alla porta. Faceva qualche saltello per arrivare alla maniglia e tentava di girarla.

Come fulmini dolorosi, alcune immagini cominciavano a percorrergli la mente: era vicino alla porta di ingresso anche in quei ricordi, stava piangendo. <<Mamma!!!>> urlava…

Bill era vicino a lui e sembrava fissarlo.

Cominciò a dolergli la testa. Smise di saltellare e si sedette per terra. Piangeva

cbsperna_pixabay

senza fare rumore, piangeva per il dolore. Altre immagini: era in strada, solo, Bill lo rincorreva, l’auto veloce, il dolore.

Troppo dolore, si mise in piedi e corse su per le scale, doveva stendersi sotto le coperte <<Mamma, dove sei? Quando torni?>> Sperava che qualcuno lo sentisse: che strana sensazione, la mamma non le aveva lasciato neppure la colazione pronta, la baby sitter non era stata chiamata per fargli compagnia e non si sentiva la febbre, perché non era andato a scuola?

<<Mamma dove sei?!!>>, aveva raggiunto la porta della sua cameretta, era stranamente chiusa, provò ad aprirla…chiusa.

Si sentiva impazzire, andò di là, in camera dei genitori e si lanciò sul lettone. Aveva un forte mal di testa e si sentiva debole e stanco. Piangeva a dirotto.

(Continua e finisce)

Keep calm and write

Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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