Il pettinino dimenticato (1a parte)

Kaoru si manteneva chino, e perfettamente in equilibrio, su di un piccolo sgabello di legno. Le mani piccole, con quelle agili dita sottili, gli permettevano di essere preciso e fermo.

Era molto tardi, la giornata di lavoro era finita già da un po’, ma si era ripromesso di finire quel lavoro prima del giorno dopo. Aveva perso la cognizione del tempo, non sapeva che la sveglia avrebbe suonato da lì a un paio d’ore.

Era emozionato, vedeva quella cornice rinascere. Un’ultima applicazione di pasta di Rhus e poteva ritenersi soddisfatto.

E rieccola in piedi, a stringere nella cornice la foto di una donna sorridente. Niente poteva mai finire per davvero, per ultimo; Kaoru ne era intensamente convinto.

Qualche ora dopo, la sveglia delle 7 fu puntuale. Una nuova giornata. Con gli occhi ancora gonfi di sonno, Kaoru si gettò sotto l’acqua calda della doccia e si godette quel momento di tranquillità, prima di scendere a fare colazione. Al tavolo avrebbe preso visione dei titoli di giornale, chiamato i suoi collaboratori ed esaminato gli andamenti di borsa locali ed internazionali.

Mina era rimasta in ufficio tutta la notte per essere pronta alle 3 del mattino, all’apertura di alcune quotazioni oltreoceano. Meno male che sua madre le aveva tenuto la piccola Ester un’ennesima volta.

Puntuale, alle prime luci dell’alba, Mina aveva concluso egregiamente le contrattazioni, il signor Watanabe sarebbe stato orgoglioso di lei.

Se solo si fosse ricordato di lei.

Prese le sue cose, chiuse l’ufficio e si mise in macchina per tornare a casa.

L’orologio del cruscotto segnava le 7 del mattino.

Aprì la porta di casa. Ester giocava sul divano coi suoi pastelli colorati, ma appena sentì aprirsi l’uscio di casa, si allungò di lato a sbirciare: <<Mamma!>> esclamò.

Saltellò giù e le corse incontro. Mina nascondeva una sorpresa dietro la schiena: <<Tesoro mio! Hai dormito bene? Ho una sorpresa, indovina!>> Snif, snif. Ester sapeva che mamma, per farsi perdonare, le portava un gigantesco milkshake al cioccolato e tanta tanta panna montata. <<Dov’è dov’è! Voglio prima la panna stavolta. Nonna, senti qua è buona!>>

La nonna scendeva le scale portando una cestona di roba da lavare: <<Mina, non c’è bisogno di accumulare tutta questa roba ogni volta, l’asciugatrice non basta, lavora male e rovini i vestiti!>>

La solita brontolona.

Mina si spogliò, pezzo per pezzo si tolse scarpe, calze, vestiti mentre andava in bagno: si meritava una doccia. Lasciava dietro di sé una scia di cose che la piccola Ester, non ancora troppo stabile sulle sue gambe, recuperava e portava nel cestone in bagno (lo stesso che nonna aveva appena svuotato). Poi seguiva la madre sotto la doccia per la lotta con la schiuma.

Sarebbe tornata a lavoro nel pomeriggio. Non volle pensarci. Ora doveva solo godersi quel tempo con quella riccioluta donnina che l’aspettava ogni giorno. Se faceva quello che faceva era solo per lei.

<<Signor Watanabe, la sua auto l’aspetta>>, Kaoru finì di bere il suo caffè nero, prese la giacca e salì in macchina. Oggi avrebbe dovuto spuntarla su tutti i fronti, era un momento delicato e aveva investito molto su quel gasdotto. Arrivare secondi non era concesso.

Continua..

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Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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