Il piccolo Nelson

Nelson era solo anche quella mattina, scese al piano di sotto e conquistò la cucina: aprì ogni cassetto, tirò fuori posate, padelle e tazze; svuotò la lavastoviglie sporca che la mamma aveva preparato per la sera. Questo l’avrebbe fatta arrabbiare di sicuro

Aprì tutte le bottiglie di olio, aceto e vino rosso che erano rimaste incustodite sul tavolo dalla sera prima; si mise sulle spalle la tovaglia a mò di mantello e saltava sulle sedie parodiando la cantante che sentiva alla radio.

Guardò fuori dalla finestra: dimentico che il suo fido cavaliere (il secchio della spazzatura) era in ginocchio e aspettava la sua benedizione, si bloccò a guardare fuori. Il cielo era grigio ma molta gente era in strada. Camminavano veloci, tutti impegnati, frettolosi, si salutavano e si fermavano a chiacchierare, poi riprendevano il tram tram. 

hermaion_pixabay

Anche lui avrebbe voluto parlare con qualcun altro, ma la mamma le aveva detto che non poteva uscire quando era da solo “che ingiusto, però!”, pensò.

Il secchio, che teneva in bilico piegato con una scopa, stramazzò al pavimento facendo molto rumore.

Si spaventò e corse in soggiorno, sul divano. Si sedette accanto a Bill, il suo Shar Pei.

Da un po’ di tempo non riusciva a coinvolgerlo nei suoi giochi, si lasciava coccolare, ma non rispondeva più ai suoi richiami di gioco, “dev’essere invecchiato di colpo”, pensò “sarà invecchiato insieme al nonno. Anche il nonno ormai non ci sente più, lo diceva mamma anche l’altra sera”.

Stanco di stare lì immobile sul divano, e dimenticato dello spavento di prima, Nelson provò a completare il puzzle al quale lavorava il papà da qualche mese. Era una passione che aveva da un po’.

Non ricordava che fosse mai stato un suo hobby in passato: ricordava, invece, le serate passate a giocare ai pirati, mentre la mamma li inseguiva per recuperare le molte coperte che usavano come coperte.

Sarebbe dovuto andare a trovare James quel pomeriggio!!!

Nelson puntò il telefono, doveva assicurarsi che il papà ricordasse di passarlo a prendere per le 5 quel pomeriggio e portarlo dall’amico. Trascinò una pesante sedia di legno vicino al telefono, ci salì sopra e alzò la cornetta… Non ricordava il numero. “Oh no, anche io sto invecchiando!!Che brutta malattia, devo stare più lontano dal nonno”.

Anche se il nonno era l’unico che da un po’ di tempo sembrava avesse il tempo per stare con lui, giocare e sorridergli, mamma e papà erano sempre più distratti e occupati.”

(Continua)

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Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi!
Nero su bianco. E’ tutto qui.
Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog.
E’ per te che vuoi condividere.
E’ per te che ti senti inadeguato.
E’ per te che credi di non aver posto.
Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi.
Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura.

Keep calm and write
Marina

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