Il manoscritto (parte quarta)

 

Certo che Peter è in una situazione imbarazzante, ma anche Chris ha agito male. Questa storia ha preso una piega inaspettata. Devo decidermi a concluderla. Aprì la cartella intitolata ”Il mano_scritto” e si rimise a scrivere.

<<Signora, ma cosa dice? Non mi ricordo neppure di quale storia stia parlando!Lo sa come funzionano queste cose dello scrivere…uno prende la penna e scrive la prima cosa che gli viene in mente. E poi ho firmato, insomma Chris..,dovrebbe, lei..”

Peter si lasciò prendere dal panico, non sapeva come continuare la bugia, non era abituato a mentire. La donna però lo abbracciò in lacrime. Peter la fece accomodare nella hall, lontano da occhi indiscreti. Non chiese nulla, né la donna si confidò. Ma si lasciò andare a lunghi minuti di tristezza.

La settimana successiva, Peter era pronto col suo solito manoscritto sotto il braccio e si mise in strada verso la redazione. Un attimo, un fruscio, avvertì un rapido movimento vicinissimo dietro di lui, dietro la sua schiena… ma prima di distinguere qualunque cosa, sentì un forte dolore dietro la nuca.

Fogli, spessi fogli scritti a mano. Calligrafia impeccabile. Fogli spessi caddero attorno a lui.

Chris l’aspettava, Peter tardava. Bevve diversi caffè quel pomeriggio, continuava a lavorare ad altri articoli della settimana, ma aveva il battito accelerato: Peter non aveva mai fatto tardi. Terrorizzato, si sentiva in colpa, sapeva che qualcosa non andava. Per togliersi il dubbio chiamò a casa di Peter, rispose Teresa: <<Peter è uscito di casa due ore fa, dovrebbe essere già lì. No, non mi ha detto di altre commissioni, non so. Devo preoccuparmi?>> Con la voce rotta, Teresa, poggiò la cornetta. Guardò verso la scrivania di Peter: il cestino era stra colmo di pagine accartocciate, sul piano il calamaio era riposto, gli occhiali spessi erano nella custodia, il plico di fogli bianchi pronti per il giorno successivo.

pexels_Pixabay
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Nulla alludeva a niente di insolito. Poi Teresa si mise a leggere le bozze, com’era suo solito fare. Impallidì. Raccolse quelle carte e si mise in strada. Da sola, in pantofole.

In un angolo di New York, un’ambulanza portava via il corpo senza vita di un uomo sulla sessantina, grandi mani sporche di inchiostro; ben vestito. In una borsa una divisa ben piegata dell’hotel Galaxy e una mela.

Teresa raggiunse la redazione, nessuno osava fermarla. Lacrime agli occhi, aprì la porta dello studio di Chris e lo trovò al telefono con una mano si reggeva la fronte. Nessuno dei due parò, ma Teresa si avventò su di lui:<<Bugiardo!>> Urlò.

La settimana dopo, sulla settima pagina del Nypost, la colonna riservata a The_doorman non c’era più. Peter non c’era più. Chris era stato allontanato dalla redazione per cattiva gestione editoriale. Se soltanto Chris si fosse mantenuto onesto con Peter, le cose sarebbero andate certamente in modo diverso.

Tra gli archivi del computer di Chris, la polizia aveva ritrovato la email mandata dal redattore a quell’ignoto lettore. Il lettore minaccioso aveva risposto:

Mio caro, mi paleserò in maniera assai efficace. Se ne accorgerà.”

La risposta portava la data del giorno precedente alla morte di Peter; Chris era rimasto pietrificato, non aveva saputo prendere in mano la situazione; aveva avvertito il capo redattore solo qualche ora prima dell’informazione sulla morte di Peter.

Teresa era sola quel pomeriggio. Erano passati due mesi dalla morte di Peter. I suoi figli l’avevano invitata a casa loro, ma lei non se la sentiva di lasciare quella casa. Quel pomeriggio qualcuno bussò alla porta; era una donna, si presentò col nome di Noemi McRealy. Le chiedeva del manoscritto di Peter, se avesse ancora lì in casa qualche altro scritto del marito. Teresa sorrise, fece accomodare la donna e le mostrò tutte le bozze, le pagine cestinate, quelle mai finite di scrivere, che Peter aveva scartato.

Le mostrò le ultime composte:

 “Facendo il mio mestiere, ho imparato a non guardare negli occhi, ho imparato che ognuno di noi deve mantenere il proprio posto. Nella mia vita niente mi è mai stato regalato, ma quando mi hanno offerto la possibilità di pubblicare questi mie banali storie, ero felice di poter essere l'esempio che, a volte, si può cambiare di posto. Mi sbagliavo. 

Oggi scrivo della mia storia, lascio questo posto perché ho ferito qualcuno. Non era mia intenzione. A sollevare gli occhi si può rimanere accecati dalla troppa luce. Ho scritto senza pensare a chi leggeva, ho sempre scritto per il solo gusto di scrivere. Ma le parole fanno male, soprattutto se riportano nero su bianco verità che sarebbe meglio ingoiare... The_doorman”

(Continua e finisce)

Keep calm and write

Marina

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comments

Author: iovorreiscrivere

Hi!
Nero su bianco. E’ tutto qui.
Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog.
E’ per te che vuoi condividere.
E’ per te che ti senti inadeguato.
E’ per te che credi di non aver posto.
Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi.
Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura.

Keep calm and write
Marina

1 thought on “Il manoscritto (parte quarta)”

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