Il mano_scritto

Ancora qualche altro pomeriggio di lavoro e avrebbe finito l’ultimo capitolo. Si tolse i pesanti occhiali dal naso e si stiracchiò sulla sedia. Era quasi ora di cena, sentiva dalla cucina Teresa che armeggiava con le pentole.

Era soddisfatto di sé: questa volta non aveva avuto dubbi, era riuscito a mantenere l’idea originale per tutto il tempo. Si era divertito a scrivere di due giovani travellers che scoprivano il tesoro nascosto di Palm Beach.


Cosa rara per Peter scrivere di getto: Peter sembrava più a suo agio a strappare pagine e pagine ritenute inadatte, piuttosto che a compilarne una definitiva (o quasi). Qualsiasi lavoro di penna di Peter era un alternarsi di grattacapi e lanci nel cestino di pagine stropicciate. Ma si impegnava con tutte le sue forze. Teresa, la moglie che ora era di là in cucina, era abituata a trovare capitoli interi cestinati, anzi era diventata un’abitudine curiosa la sua, quella di leggerli di fretta, fra una faccenda e l’altra, mentre Peter non era a casa.

 

Peter amava definirsi uno scrittore, anche se, per la città di New York, era solo il portiere notturno del prestigioso hotel Galaxy.

Spalle larghe e baffi lunghi e pettinati, Peter non era uno scrittore ordinario, aveva alle spalle una vita fatta di duro lavoro manuale alle Howe Cavers. Per più di vent’anni, Peter aveva lavorato duramente per sfamare la famiglia e si era procurato indelebili, e alquanto inestetici, calli alle mani. Dieci anni prima, però, Teresa era riuscita a trovargli il lavoro all’albergo che Peter accettò assai felice: avrebbe avuto più  tempo per godersi la famiglia e riposare le ossa stanche. Non era proprio un lavoro che lo soddisfacesse,però, non era mai successo niente di troppo pericoloso, nè era richiesta alcuna speciale manualità; si era spesso ritrovato a fissare per ore ciò che accadeva in strada di notte. Ed è proprio osservando, che gli era venuta in mente l’idea di scrivere traendo spunto da ciò che vedeva.

Il primo problema da risolvere era stato la sua totale ignoranza in materia di computer e di ogni altra diavoleria tecnologica. Si era informato: uno scrittore che si rispetti ha il suo indirizzo di posta personale, il suo laptop, una connessione internet per navigare senza problemi… ohibo’! Peter non ne capiva nulla! Ma la sua frustrazione si trasformò in ragionevole presa di posizione (così si espresse). Quindi si convinse: il corso di calligrafia, fatto a suola, e l’attestato scolastico di ‘Miglior scrittore con pennino dell’anno’  erano attributi più che sufficienti  per scrivere.  

Col suo pennino e l’inchiostro di miglior qualità che aveva ancora in casa, si mise a scrivere la prima volta nel suo studio, mentre Teresa lavorava a maglia. Era quasi Natale, quella volta, e scriveva una fiaba, un cucciolo di orso che chiedeva costernato aiuto ad una tartaruga per attraversare il fiume. L’idea gli era venuta osservando un ragazzino che provava a dare aiuto ad una vecchina. Orgoglioso di ciò che faceva, il ragazzo aveva preso la donna per il braccio e aveva provato a portarla lungo le strisce, ma si beccò una bastonata e un ammonimento “Ragazzo! Devi guardare a destra e a sinistra prima di attraversare! Ho la gobba, ma ci vedo benissimo!” 

Peter faceva leggere le sue storie prima alla sua adorata moglie Teresa che, un po’ scocciata e un po’ orgogliosa, leggeva e mai commentava. Teresa non aveva approfondito gli studi e si sentiva manchevole, ma, profondamente fiduciosa di Peter, gli sorrideva e annuiva ogni volta. Peter non sapeva che Teresa si sentisse in imbarazzo, pensando di farle molto piacere, aspettava che lei si sedesse sulla sua poltrona per farle leggere le sue preziose pagine di carta spessa. Scritte unicamente a mano.

C’era anche qualcun altro che leggeva e aspettava le sue storie, ed era un abituale cliente dell’albergo. Il signor Pickett era stato un giornalista d’altri tempi e apprezzava l’odore di inchiostro, leggeva quelle poche pagine anche per poter gioire nel tenere fra le mani quei ruvidi e spessi fogli. Non disdegnava tuttavia quelle facili storie che Peter tanto amava scriveva, era uno stile pulito e personale che si lasciava leggeva piacevolmente.

pixabay-DariuszSankoski
pixabay-DariuszSankoski

Qualche anno prima, il signor Pickett aveva convinto Peter a ‘vendere’ i suoi scritti. Peter ne era geloso, ma anche molto orgogliosamente emozionato. Accettò, ma a sue condizioni: avrebbe egli stesso provveduto a portare in redazione il manoscritto e non aveva intenzione si sedersi a battere al computer le sue storie, le avrebbe sempre e solo scritte a mano. Il povero signor Pickett era impallidito a quelle richieste, ma era comunque riuscito, non senza polemiche, a farsi firmare un accordo dalla vecchia casa editrice per la quale lavorava. Peter si sarebbe dovuto presentare qualche giorno dopo, portando con sè i suoi lavori migliori.


La prima volta che entrò nella sezione “correzione bozze” della casa editrice, Peter stringeva i suoi fogli al petto, era un pesante fascicolo (scriveva storie da oramai qualche anno e non era riuscito, neppur con l’aiuto di Teresa, a scegliere le ‘storie migliori’: per lui lo erano tutte!). Gli venne incontro un giovane ragazzo con i capelli lunghi che, da lì in avanti, sarebbe stato il suo editor.

Chris era diventato lo zimbello dell’ufficio: erano decenni che non si vedevano in redazione manoscritti compilati a mano da correggere, e lui ne aveva accettato uno bello grosso!!!  Congedato l’impacciato scrittore, Chris raggiunse la sua scrivania e notò subito che la calligrafia di quel tipo era ben curata e piacevole da scorrere. Era stranamente emozionato quanto fiducioso, ne sarebbe venuto fuori qualcosa di valido. Ci lavorò fino a sera tardi.

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Tecla sbadigliò. Era già tardi. Domani doveva andare a scuola. Click “Salva bozza”. Buio.

(Continua…)

Keep calm and write

Marina

Keep calm and write

comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

4 thoughts on “Il mano_scritto”

  1. Mi piace, la storia mi incuriosisce, specialmente il fatto che il protagonista voglia scrivere a mano e non col pc; un pò lo capisco però, io stesso prima di convertirmi alla fotografia digitale ho continuato fino all’ultimo a usare le ormai vetuste pellicole, e tutt’ora le rimpiango…. il caricamento, l’esposizione e il riavvolgimento del rullino, il portarlo al laboratorio e attendere impaziente l’arrivo delle foto, erano dei riti imprescindibili per me.

    Continua dai, mi interessa davvero come andrà a finire.

    Un abbraccio

    Andrea

    1. Esatto!Peter mi piace perché scrive al di là di come si dovrebbe fare o come dicono di fare! A lui piace così! Tanto non ha nulla da perdere, lo fa come passatempo! O almeno crede… Grazie Andrea!

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