CRITICARE: un verbo antico. Dal peripatetico al leggings.

Affinare l’intelligenza per essere dei giudici obiettivi e dei critici onesti.

Accrescere la nostra cultura per discernere.

CRITICARE.

Da imprescindibile momento di crescita e apprendimento a commento dispregiativo e difficilmente produttivo.

Da dove deriva la parola “criticare”? Da κρίνω, “crino” . Mentre κριτής, “critès”, è il giudice . Tali parole corrispondono, come radice della parola, al verbo latino “cerno”, da cui derivano i verbi italiano “discernere” e…. persino “discriminare”.

Oggi pretendo troppo dalla mia capacità di usare bene la potenza delle parole.

Keep calm. Mi spiego.

Segui il filo: da κρίνω, cioè dal verbo ‘giudicare’ deriva il sostantivo greco: κρίσις , cioè ‘crisi’, che significa cambiamento. Una contesa, con giudizio, da cui derivava un cambio di situazione.

In diverse discipline, dalla storiografia alla fisica quantistica, avrai più volte incontrato il dire ‘non superare una soglia critica‘, oppure ‘entro una soglia critica’, cioè un certo livello oltre il quale le cose cambiano.

Eppure, nell’uso comune di oggi, criticare (e ancor di più il concetto di crisi) ha assunto un’accezione quasi esclusivamente negativa.

Pensavo oggi proprio a questo.

Critica (letteraria, giornalistica, persino sportiva, politica, artistica forse meno) oggi fa paura. E se non fa paura, allora rima con la satira.

Perché?

Tutta la storia, perlomeno quella Occidentale, è proceduta parallelamente ad una disciplina critica: come se fosse esistita una saldatura ESSENZIALE fra procedere storico e una produzione intellettuale, distinta come ‘critica’.

(con parole tue Marina, coraggio! ) Cioè: attraverso un dibattito, che si basava su determinati ‘κριτήριοι ‘ cioè criteri (ritenuti soggettivi e opinabili) si discuteva fino a produrre una nuova idea, una nuova situazione. Oggi, i criteri esposti in una critica diventano presto mode oggettive e non discusse che esprimono pareri altrettanto indiscussi.

Perché? Cos’è cambiato?

Manca il desiderio di cambiare, il desiderio di sapere e conoscere opinioni diverse da cui ripartire con un bagaglio di conoscenze più grande. 

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Oggi, che paradossalmente abbiamo a disposizione tutto, ci limitiamo a leggere silenziosamente titoli di giornale direttamente sul nostro telefono, mentre siamo seduti in poltrono (e non voglio immaginare altrove 🙂 ).

Il neuropsicologo David Alter e lo psichiatra Henry Emmons* , recentemente, hanno ribadito l’importanza di mantenere una mente allenata per poter vivere felici e sereni, evitando cioè di essere critici o giudici.

Come scusa?

Ovviamente, i due autori stanno facendo riferimento al dover affinare una certa intelligenza per evitare sterili critiche e improduttive chiusure mentali. E’ un concetto abbastanza diffuso e chiaro oggi, giusto?

Eppure, nel mondo classico, il saper affinare una certa dialettica, il saper produrre continuamente differenti tipi di criteri era una modus vivendi NATURALE, ricercato. Poter partecipare ad una discussione pubblica era un onore, un dovere e un diritto.

Insomma, il punto è che CRITICARE per INNESCARE una CRISI e un CAMBIAMENTO PRODUTTIVO sono concetti differenti oggi quanto ieri. Le parole sono le stesse, il significato no. (la potenza delle parole!!)

Ti chiedevo prima: cosa è cambiato oggi? Per quale motivo i migliori testi di auto-aiuto per vivere felici, ci suggeriscono di staccare la spina, di occuparci del nostro benessere e di non essere critici ?

ATTENZIONE!

C’è una ENORME differenza fra la critica del mondo di Aristotele e la sterile critica inseguita oggi. Le discussioni critiche portate avanti da Aristotele e i suoi allievi (chiamati appunto peripatetici, che significa ‘in movimento’, perché passeggiavano per il peripato) non hanno niente a che vedere con i pomeriggi silenziosi, seduti in poltrona, di fronte al freddo schermo di uno smartphone!

Credo che l’unica grande, abissale differenza sia derivata dal modo in cui facciamo critica; spesso critichiamo, cioè produciamo giudizi su qualcuno e qualcosa, senza avere discusso con altri, senza confronto.

 

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Insomma CRITICARE/GIUDICARE oggi allude al mal-dire su qualcuno. Giudico quella persona così diversa da me, che conosco poco, e che affronta la vita in un modo diverso dal mio.

Giudico una situazione di cui ho appreso i dettagli da uno schermo.

Non sono in movimento quando giudico.

La discussione critica classica, quella che avveniva in un foro romano, nell’agorà classica, nei salotti intellettuali, nei caffè settecenteschi era res pubblica. Era momento di apprendimento, di riflessione per tutta la comunità.

Ehi! Non sto certo parlando di santarellini di un tempo versus cafoni e invidiosi omuncoli contemporanei! 😉

No, no, no. Sai ormai che per me non esiste bianco e nero, esistono milioni di sfumature!

Pensavo oggi a quanto le stesse parole cambino di significato, Stesse lettere che si susseguono subiscono il cambiamento latente ed inevitabile del tempo.

Immaginate gli interventi pubblici, i dibattiti critici di un tempo, e poi immaginate un gruppetto di pettegole che, con occhiate basse e mal celate, criticano il leggings mal portato di un’adolescente!

Eppure i termini erano gli stessi: CRITICARE.

Sì, sono partita da un pensiero così aulico e interessante, per arrivare a parlare di leggins! Il filo dei pensiero era contorto, te l’ho già detto, no?

Commenta qui sotto, dimmi cosa ne pensi. Di sicuro il tuo commento darà maggior credibilità a questo post!

PS: pensa ai peripatetici la prossima volta che un bocca anonima criticherà un tuo modo di fare!

Keep calm and write

Marina

*”una mente sempre giovane”, H. Emmons e D. Alter, Feltrinelli.

Keep calm and write

comments

Author: iovorreiscrivere

Hi!
Nero su bianco. E’ tutto qui.
Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog.
E’ per te che vuoi condividere.
E’ per te che ti senti inadeguato.
E’ per te che credi di non aver posto.
Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi.
Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura.

Keep calm and write
Marina

7 thoughts on “CRITICARE: un verbo antico. Dal peripatetico al leggings.”

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