Il pettinino dimenticato (5a parte)

Polvere d’oro, rame, polvere di gesso, pasta di Rhus (o lacca di Urushi), l’antica pianta giapponese di cui si era rifornito settimane prima a casa della signora Nori, del buon vino. Non gli serviva altro. Dopo una giornata pessima a lavoro, Kaoru era deciso a riparare le crepe del pettinino di Mina che si era rotto per strada un po’ di tempo prima, quando si erano scontrati.

Lei non se ne era neppure accorta, il pettinino era per terra accanto a lei e i suoi bei capelli dorati le erano calati lunghissimi lungo la spalla. Ma quel giorno, Mina era agitata, nervosa, pallida. Non le aveva più chiesto il motivo: da quel giorno lavoravano bene insieme e si ricordava con piacere la piccola Ester, ma non era più un ragazzino e non poteva giocare a farle la corte. Aspettava che il destino giocasse le sue carte e poi lui avrebbe lanciato i dadi. Nella vita di Kaoru molte cose non erano andate come voleva o sperava, anche l’amore della sua donna le era venuto meno e ne portava la cicatrice sul cuore. Non aveva neppure la gioia di un figlio, ma aveva costruito un piccolo impero finanziario e, aveva capito, che non si può avere tutto. O quantomeno non si può pretenderlo.

Lavorava in assoluto silenzio, si sentiva solo il fruscio lento delle sue pennellate sul piccolo oggetto in plastica che aveva di fronte. Il pettinino non era certo di buona qualità, ma per lui aveva molto valore perché era di Mina, e adesso che ne rimetteva i pezzi insieme voleva fargliene dono e consegnarli insieme al valore aggiunto che lui ci aveva messo, cioè l’amore.

Lavorò finissimamente tutta la notte: le incrinature vennero coperte e saldate con una pasta d’oro purissimo giallo e rosa che avrebbe acceso di luce il suo viso. Pulì tutto, mise il pettinino vicino alla finestra perché si asciugasse bene e andò a riposare.

Dal giorno in cui Mina si dimenticò che sua figlia era rimasta da sola all’asilo, aveva chiesto al signor Watanabe orari più regolari e nessun notturno Lui ,con sua grande sorpresa, era stato accogliente sin da subito: il suo ciglio e le sue espressioni così ‘giapponesi’ erano ancora indecifrabili per lei, ma le piaceva come capo e come uomo, ne apprezzava la coerenza e la compostezza. Eppure non erano ancora mesi tranquilli: erano succeduti altri episodi di molestie con Mirko, lei non riusciva a ritrarsi, ma aveva imparato a gestirlo perché evitava di arrivare o rimanere in ufficio da sola. Fino a che Mirko non l’aspettò di fronte a casa sua.

Lei aveva in braccio Ester, l’aveva appena presa dall’asilo: <<Vai in casa tesoro, arrivo subito>>. Teneva la testa bassa e avrebbe voluto urlargli cosa ci facesse lì, ma la paura di un licenziamento la trattenevano. Avvicinandosi al suo orecchio, Mirko bisbiglio:<<Quindi sei proprio una poco di buono? Hai anche una figlia? Sai almeno chi sia il padre o l’hai dimenticato? Domani sera ti tratterrai in ufficio. Ne ho voglia.>>

Le leccò l’orecchio. Poi si rimise in macchina, fece gas e partì.

Il giorno dopo Mina si trattenne un po’ di più a casa; anche la figlia e la nonna, che era venuta per accompagnarla all’asilo, notarono la sua lentezza e la sua apatia. <<Che ti succede, Mina, ti senti poco bene? Chiama quel bel giovanotto e digli che ci andrai domani, non hai preso ferie questo mese!>>

<<No, mamma, va tutto bene. Non voglio chiedere giornate, mi servono per andare in gita con Ester a fine mese. E non chiamarlo giovanotto! E’ il mio capo!>> Uscì sbattendo la porta.

L’ufficio era già pieno, tutti i colleghi erano a lavoro. Mirko era al telefono, ma le lanciò un’occhiata lussuriosa appena la vide. Kaoru non era in ufficio. Si sentì gelare.

Keep calm and write

Marina

Non Dimenticare! Dopo Aver Commentato, Spunta Per La Ricezione Di Una Mail!Potrai Rimanere In Contatto Con Me E Con Chiunque Voglia Risponderti!

Keep calm and write

comments

Author: iovorreiscrivere

Hi!
Nero su bianco. E’ tutto qui.
Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog.
E’ per te che vuoi condividere.
E’ per te che ti senti inadeguato.
E’ per te che credi di non aver posto.
Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi.
Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura.

Keep calm and write
Marina

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *