Una storia DI Natale

 

Mamma, mamma, devo scrivere una storia di Natale!”, esordì Sofia entrando di corsa in cucina.

Una storia per Natale!”, la corresse la madre.

No, no, la maestra ha detto una storia di Natale, una storia che parli di Natale. Che ci devo scrivere?”

La donna le dava le spalle ed era intenta nella preparazione di un dolce alle mele che profumava di cannella. “Prenderò un brutto voto se non mi aiuti! E Babbo Natale non avrà regali per me!”. Guardava la bambina incuriosita e divertita dalla sua preoccupazione, le sorrise ma non rispose.

Sofia corse in camera sua e prese un foglio bianco e una matita: distratta dal suo gattone bianco e nero Miao, tornava su suoi passi in cucina, ma si scontrò contro le gambe del papà appena tornato: “Sofia guarda dove vai!”

Papà mi aiuti! Devo scrivere una storia di Natale! Che ci devo scrivere?!”

Sofia non ho tempo adesso, finisco di fare due conti e poi finiamo insieme le decorazioni di Natale. Attenta in soggiorno che è pieno di scatoloni di palline”

Tirandosi teatralmente e disperatamente le lunghe trecce, Sofia era di nuovo accanto alla madre: “Mamma devo finire questo compito: mi serve un protagonista, uno svolgimento e una conclusione.”

Bravissima, disse la donna, vedo che hai già capito come fare! “

Si sentiva presa in giro e non rispose ma la mamma tagliò un quadratino di una torta di patate al burro che preparava per cena e lo porse a Sofia: “Che sapore ha?” “Di cosa sa?”

Patate!!!”, rispose attenta…

E allora devi scrivere una storia che sappia di Natale, che ricordi il Natale. Puoi parlare di Babbo Natale e delle sue renne, della neve, degli addobbi, dei biscotti al pan di zucchero, delle canzoni natalizie, della cioccolata calda, delle feste scolastiche, degli gnomi, dei pupazzi di neve..”

Marta non è del tuo Natale che deve scrivere!” Borbottò il papà entrando in cucina, “Vieni qui piccolina facciamo insieme l’albero e parliamo del tuo Natale”. Il papà prese la bambina in braccio e salirono in soffitta a prendere il necessario. Fra scatoloni, tanta polvere e i braccioli per il mare, Sofia scorse una sua vecchia bambola, i puzzle dei 7 nani e le matite acquarellabili ormai inutilizzabili: “Papà perché teniamo queste matite?”, “perché sono state le prime che hai preso in mano e con le quali ci hai disegnati: ricordo di aver avuto capelli viola e mani blu!”

Dopo esser spariti per quasi un’ora, la mamma li vide ricomparire coperti di festoni e stelle colorate appese alle orecchie. In soggiorno regnava il classico e amabile caos da preparazione: tutti facevano qualcosa, papà stava ultimando l’albero, mamma ricopriva di carta blu il cielo del presepe, mentre Sofia….Sofia guardava Miao che impazziva dietro i festoni dorati e ne imitava sul divano i salti di contentezza.

Fino a che…

un salto troppo felice le fece perdere l’equilibrio. Fu un attimo: l’urlo di spavento della piccola, il gesto folle di aggrapparsi alla prima cosa per non cadere in terra e il BUUUM!

Sofia aveva tirato un ramo dell’albero che era caduto e si era spezzato in due, una parte era tra le gambe in aria di Sofia che era, meno male, atterrata sul divano.

L’altra parte dell’albero, quella inferiore con la base in gesso era oscillata e rovinosamente si era piegata come una frusta scagliandosi contro il presepe.

Sofia, basta! Sei in punizione! Vai in camera tua, non voglio vederti a tavola per cena. Hai rovinato il Natale! Babbo Natale non troverà il suo albero pronto e non si fermerà qui per te!”

Sofia non aveva avuto neanche il tempo di piangere scossa da quelle parole dovette tirarsi su da sola dal divano e dirigersi verso la camera, ma ad ogni passo una pallina si frantumava sotto i suoi piedi o scivolava su una piccola lucina ancora accesa.

Ho rovinato il Natale”, si buttò sul letto e pianse fino a scoppiare…di sonno.

Quando si svegliò era molto buio, mamma doveva essere entrata ad accenderle la lucina blu e Miao era ai piedi del suo letto e dormiva tutto acciambellato sui suoi pastelli e su quel foglio ancora bianco. 

Silenziosa, mossa dai crampi della fame, Sofia sgusciò in cucina. Mamma aveva preparato un torta di patate, biscotti di zenzero e chissà cos’altro c’era in forno.

<Non ce la farò mai, sono troppo stanco e domattina ho la sveglia presto. Ti avevo detto che devo esser in ufficio un paio d’ore anche il giorno di Natale!> sentì bisbigliare dalla stanza accanto, <Non preoccuparti, Sofia capirà, vai a riposare, sei il suo eroe e non basterà un alberello mal concio a rovinarle il Natale>.

La moglie lo baciò e si incamminò in camera da letto.

Ma il padre non si mosse da lì. Mossa dalla curiosità che solo una bambina può avere, si mise ad osservare quell’uomo che ora non era più arrabbiato, pareva dispiaciuto e tanto stanco. Sofia rimase accovacciata e in ombra, lì sulla porta della cucina, proprio quanto bastava per spiarlo. La stanza era stata rimessa in parte in ordine, da quel che ricordava, e Miao, furbetto, si era già conquistato un posto d’onore accanto al papà e giocava di nuovo con le palline rosse che erano ancora rimaste per terra.

L’uomo aveva un profondo solco lungo la fronte e grandi occhiaie sotto gli occhi, ma guardava intensamente attorno a sé come a voler cercare una soluzione efficace. Poi, come smosso da una molla, recuperò gli acquerelli che Sofia aveva portato giù dalla soffitta, tutte le pecorelle in giro per il soggiorno, nastri, scatole, paesaggi, luci e spaghi ed iniziò.

Era una magia!

Sotto gli occhi della bambina, stava nascendo un cielo blu scuro su cui venivano posizionate le stelline luminose; con lo spago da cucina che mamma usava per l’arrosto, papà stava posizionando la stella cometa proprio sulla capanna santa…

Ma non c’era ancora la capanna, era un’accozzaglia di legnetti rotti: papà prese nastro adesivo, muschio, pietre del giardino e ricostruì la capanna accogliente per il bue e l’asinello.

Si emozionava ogni volta che papà faceva un passo indietro e poi tornava diretto verso un pastorello malconcio o fuori sede, lo riparava con la colla vinilica e gli dava nuova vita.

Un’altra volta toccava ad un piccolo gregge di pecore finito nello stagno; poi toccò alle case del paesello vicino completamente distrutte …le montagne… la neve..l’odore di muschio..

Odore!”, Sofia sgranò gli occhi a quell’idea e dovette tapparsi la bocca per non farsi scoprire dal padre. Aveva trovato la sua storia DI Natale!

L’uomo adesso stava cercando di risollevare l’albero rovinosamente caduto per terra, sbrogliare i festoni che si erano ammucchiati sul divano e recuperare le palline dalle grinfie di Miao. Ma Sofia era già volata in camera sua e negli occhi gonfi di sonno aveva il luccichio intermittente di quel presepe, nelle orecchie i passi trascinati e silenziosi delle pantofole di papà che recuperava il Natale. La bambina si chiuse alle spalle la porta di camera sua, appena in tempo per l’arrivo di Babbo Natale..

 

to be continued…

#keepcalmandwrite

Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Keep calm and write Marina

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