Workout a casa: no all’overtraining per ottenere dei risultati

Voglio continuare questa rubrica di fitness, soffermandomi ancora su di un argomento che mi sta a cuore.

Dopo innumerevoli errori, ho capito che alla base di un corpo in salute e ben allenato ci deve essere una conoscenza precisa di cosa stiamo facendo o di cosa andremo a fare. Continue reading “Workout a casa: no all’overtraining per ottenere dei risultati”

Cambiare punti di riferimento per crescere. La mia first lady italiana

Ti hanno mai chiesto quale sia il tuo modello di riferimento? Ci hai dovuto pensare? Ne hai avuto sempre uno? La scienza dice che cambiare stili/modelli/miti/eroi preferiti è sintomo di maturità. Che ne pensi?

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Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (5a Parte)

[…]

Mason era stato costretto a tornare a Southport. Dopo la caduta in calesse, la sua vista si era ulteriormente abbassata. Era chiaro che i medici brancolassero nel buio, lo vedeva dalle loro facce: non potevano recriminargli niente. Aveva seguito la cura (per lo più): Non toccava telefoni, televisori, motori, radio, agenti chimici da settimane.

Eppure il suo corpo pareva non reagire.

Gli avevano proposto una strada alternativa: se il riposo e l’astinenza dalle radiazioni non era servita, allora gli proposero un’overdose, cioè una terapia radioattiva per alterare lo stato malato del suo attuale sistema fisico, nella speranza che il suo corpo imboccasse la via opposta, cioè la guarigione.

Mason imprecò, rovesciò il vassoio con quell’insipida e incolore brodaglia che era il suo pranzo e lasciò la clinica.

Cosa aveva fatto di male per meritarsi una fine del genere? Doveva solo aspettare di diventare cieco, che il suo midollo fosse praticamente inutile e morire al primo raffreddore! Ah, se avesse saputo il suo destino avrebbe vissuto di sesso e droga! Non gli faceva più neppure sorridere il suo prodigo ottimismo.

Aveva bisogno di credere che niente era cambiato, che er sempre lui, doveva sentirsi bene. Doveva sperare che avrebbe potuto farcela.

Comunicò alla clinica che avrebbe continuato la terapia a St Jacobs. Prese il primo treno e poi si rimise sul calesse.

Molly l’aspettava. Glielo aveva promesso che sarebbe tornato, non doveva sentirsi in colpa: non era di certo stata colpa sua che era caduto da cavallo! Era colpa di quel fottuto fotone fortunato che gli aveva alterato il suo DNA.

Arrivato in comunità, posò le poche cose che aveva con sé e si recò per la cena a casa di Abram. Sì, aveva abbandonato del tutto l’idea di cucinarsi da solo nella sua casa: la sola idea di accendersi il fuoco per far bollire del latte gli faceva ribollire il sangue in un istante!!

La tavola era pronta, Mason si mise a sedere senza parlare, non era il momento per chiacchierare, era il tempo di cenare e godere del cibo che Dio aveva donato loro. “Porca miseria sono diventato bravissimo!”, tratteneva un sorrisetto compiaciuto mentre si versava la zuppa.

Molly era al suo posto. Bellissima. Lì, in quel momento nessuno avrebbe detto che non vedeva: aveva abbinato quei colori sulla tavola in modo magistrale, si muoveva agilmente tra una ciotola e l’altra e si voltava precisa per rispondere ad un interlocutore. 

Non le aveva mai chiesto da quanto e perché fosse cieca, le era mancato il coraggio. Molly era solare e giorno dopo giorno serviva Dio con il suo quotidiano; si recava al più vicino centro di riabilitazione per non vedenti, dove imparava a sfruttare gli altri sensi, e poi tornava a casa dove onorava suo padre.

No, basta Mason, sei diventato un moralista! Sapresti condurre un sermone in chiesa!” si diede uno schiaffo morale, che provocò in lui un sorrisetto, un po’ meno trattenuto del precedente, e continuò a mangiare.

<<Ti vedo sorridente>>, disse Abram, quasi a fine pasto, <<Com’è andata nel SouthCarolina?>>

<<Malissimo>>, disse Mason, <<per questo sono potuto tornare al distretto! Ho bisogno di altro tempo, se me lo permetti Abram.>>

<<Sei un caro ragazzo, lavora giorno dopo giorno, fai il tuo, non crederti in grado di meritare niente, nessun privilegio e nessuna salvezza. L’uomo non è alla portata di tanta grazia, nessuno conosce l’operare di Dio..>>,

<< Non devo compiacermi del mio fare, essere misurato, non eccedere, stare attento ai bisogno della comunità e servire l’altro come servirei me stesso.>> Aveva proseguito Mason.

Tutti tacquero.

(Marina)

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NO al perfezionismo: l’arte dell’arrangio

<<Amore, cosa prepari di buono per la cena di stasera?>>, mi chiedeva il mio compagno.

Avevo già il sentore di aver dimenticato qualcosa: <<Perché me lo chiedi? Non so, troverò qualcosa nel frigorifero!>>

Mi guarda, si avvicina, mi fissa cercando di trovare nelle mia espressione un dettaglio che gli indicasse il mio scherno. <<Abbiamo a cena Virginia e Tommaso, te lo ricordi vero?>>

Smisi di fare qualunque cosa stessi facendo, mi scapicollai di fronte al frigorifero e il criceto nella mia testa salì sulla ruota e cominciò a correre. Mi serviva un’idea e mi serviva subito!

L’arte dell’arrangiarsi. Continue reading “NO al perfezionismo: l’arte dell’arrangio”

Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (4a parte)

[…]

Erano già passate due settimane, la routine Amish era dura, ma molto intuitiva per Mason. Abituato a darsi da fare, a trovare un equilibrio nelle sue formule chimiche, a non lasciare niente al caso, Mason si era inserito facilmente nelle mansioni della comunità di St Jacobs. Aveva noiosi problemi alla schiena, che lo costringevano a stendersi per riposare qualche ora nel primo pomeriggio, la vista non dava segnali di miglioramento, mentre le vertigini e il mal di stomaco sembravano quasi spariti.

Mangiava tutto ciò che gli veniva offerto: erano grandi porzioni e i sapori erano molto più forti di quelli mai provati in vita sua. Trovava ancora difficile stare al tavolo in silenzio, e si voltava ad ogni suono: le cucchiaiate di legno dei commensali, le sorsate d’acqua dai bicchieri di vetro, lo schioppettare incessante del fuoco.

Rumori. Rumori nel silenzio della mente. Sì, pensava meno e dormiva meglio. Aveva sentito la sua famiglia solo un paio di volte (era dovuto recarsi in città ad un telefono pubblico), mentre i medici dalla clinica lo tenevano sotto osservazione. Ogni due giorni, un medico della zona verificava il suo stato: misurava la pressione e la temperatura; si occupava dei prelievi dei suoi fluidi corporei e gli procurava le medicine.

A causa delle sue minorazioni fisiche, Mason non aveva potuto scegliere le mansioni, gli era stato difficile poter seguire il passo nei campi, quindi era rimasto a casa, dove si occupava del fuoco e della legna giornaliera e frequentava il fabbro. Si occupava di accendere e spegnere i lumi lungo le due vie principali e guidava il buggie!

L’aveva trovato ridicolo il primo giorno che vi era salito, poi Mason non ne aveva più fatto a meno! Andava in città solo sul calesse: nonostante il molleggiare continuo a bordo, la schiena non ne risentiva e l’aria sotto al berretto di lana era piacevole. 

Un giorno, di ritorno da una commissione, Mason stava provando nuove forme di attacco delle briglie, che gli avevano suggerito gli altri per far andare più spedito il cavallo. Era così preso che non si accorse della donna in strada. Il cavallo, più esperto del nostro Mason, stava rallentando il trotto e avanzava piano accanto alla donna, per dare il tempo a Mason di accorgersene. <<Si fermi, per favore>> urlò la donna.

Fu allora che Mason alzò lo sguardo e venne accecato da un bagliore di luce dritto negli occhi. Sentì un dolore fitto agli occhi, di riflesso alzò la mano per tapparseli, ma si dimenticò delle briglie.

Il cavallo si imbizzarrì, tirò su le zampe anteriori, Mason cadde di lato. Dritto nel fango.

<<Oh, mi scusi. Si è fatto male? Avevo solo bisogno di un passaggio fino a casa! Signore? Mi sente?>> La giovane donna si stava avvicinando a lui, teneva le braccia dritte davanti a sé e cercava a tentoni la presenza dell’uomo del calesse.

Ma è ceca! Meno male! Non avrà visto che sono caduto nel fango! Che sfigato che sono! Ma che pensi, stupido, alzati prima che capisca! Com’è bella, però!”, pensava mentre si contorceva in silenzio nel dolore provocato dalla caduta. Era in preda ad un imbarazzo tremendo: si tirò su e disse: <<Tutto bene, non si preoccupi, venga l’aiuto a salire. Lei abita al distretto di St Jacobs non è vero?>>

Era chiaramente un’Amish, indossava un abito lungo, ricco di dettagli, e lungo fino ai piedi. Aveva lunghi capelli neri raccolti in due trecce tenute insieme da un fermaglio. Gli occhi erano blu. Aperti, bellissimi.

Guardavano oltre.

Era bellissima.

(Continua)

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