Il pettinino dimenticato (ultima parte)

Quella giornata era infinita, cercava di stare dietro le chiamate e le impennate degli indici, ma non aveva lo stesso scatto di sempre. Le si illuminarono gli occhi quando vide, verso l’ora di pranzo, il signor Watanabe che entrava in ufficio.

<<Mirko vieni in ufficio, ti lascio due progetti da firmare, poi devo andar via..>>

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Come si fa a Scegliere: 3 consigli

 

Quando scegli, esprimi la tua volontà. Spesso, più volte al giorno, siamo posti di fronte a scelte, alcune molto semplici, altre assai difficili. Ma tutte richiedono una presa di posizione, una volontà solo Tua, un ragionamento personale per valutare la scelta di fare l’una o l’altra cosa.

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Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (ultima parte)

Mason era un impiegato chimico in una delle prime centrali nucleari aperte nel North Carolina. Era appunto. Come finirà la storia del nostro Mason, colpito da quell’accidentale fottuto fotone? Continue reading “Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (ultima parte)”

Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (4a parte)

[…]

Erano già passate due settimane, la routine Amish era dura, ma molto intuitiva per Mason. Abituato a darsi da fare, a trovare un equilibrio nelle sue formule chimiche, a non lasciare niente al caso, Mason si era inserito facilmente nelle mansioni della comunità di St Jacobs. Aveva noiosi problemi alla schiena, che lo costringevano a stendersi per riposare qualche ora nel primo pomeriggio, la vista non dava segnali di miglioramento, mentre le vertigini e il mal di stomaco sembravano quasi spariti.

Mangiava tutto ciò che gli veniva offerto: erano grandi porzioni e i sapori erano molto più forti di quelli mai provati in vita sua. Trovava ancora difficile stare al tavolo in silenzio, e si voltava ad ogni suono: le cucchiaiate di legno dei commensali, le sorsate d’acqua dai bicchieri di vetro, lo schioppettare incessante del fuoco.

Rumori. Rumori nel silenzio della mente. Sì, pensava meno e dormiva meglio. Aveva sentito la sua famiglia solo un paio di volte (era dovuto recarsi in città ad un telefono pubblico), mentre i medici dalla clinica lo tenevano sotto osservazione. Ogni due giorni, un medico della zona verificava il suo stato: misurava la pressione e la temperatura; si occupava dei prelievi dei suoi fluidi corporei e gli procurava le medicine.

A causa delle sue minorazioni fisiche, Mason non aveva potuto scegliere le mansioni, gli era stato difficile poter seguire il passo nei campi, quindi era rimasto a casa, dove si occupava del fuoco e della legna giornaliera e frequentava il fabbro. Si occupava di accendere e spegnere i lumi lungo le due vie principali e guidava il buggie!

L’aveva trovato ridicolo il primo giorno che vi era salito, poi Mason non ne aveva più fatto a meno! Andava in città solo sul calesse: nonostante il molleggiare continuo a bordo, la schiena non ne risentiva e l’aria sotto al berretto di lana era piacevole. 

Un giorno, di ritorno da una commissione, Mason stava provando nuove forme di attacco delle briglie, che gli avevano suggerito gli altri per far andare più spedito il cavallo. Era così preso che non si accorse della donna in strada. Il cavallo, più esperto del nostro Mason, stava rallentando il trotto e avanzava piano accanto alla donna, per dare il tempo a Mason di accorgersene. <<Si fermi, per favore>> urlò la donna.

Fu allora che Mason alzò lo sguardo e venne accecato da un bagliore di luce dritto negli occhi. Sentì un dolore fitto agli occhi, di riflesso alzò la mano per tapparseli, ma si dimenticò delle briglie.

Il cavallo si imbizzarrì, tirò su le zampe anteriori, Mason cadde di lato. Dritto nel fango.

<<Oh, mi scusi. Si è fatto male? Avevo solo bisogno di un passaggio fino a casa! Signore? Mi sente?>> La giovane donna si stava avvicinando a lui, teneva le braccia dritte davanti a sé e cercava a tentoni la presenza dell’uomo del calesse.

Ma è ceca! Meno male! Non avrà visto che sono caduto nel fango! Che sfigato che sono! Ma che pensi, stupido, alzati prima che capisca! Com’è bella, però!”, pensava mentre si contorceva in silenzio nel dolore provocato dalla caduta. Era in preda ad un imbarazzo tremendo: si tirò su e disse: <<Tutto bene, non si preoccupi, venga l’aiuto a salire. Lei abita al distretto di St Jacobs non è vero?>>

Era chiaramente un’Amish, indossava un abito lungo, ricco di dettagli, e lungo fino ai piedi. Aveva lunghi capelli neri raccolti in due trecce tenute insieme da un fermaglio. Gli occhi erano blu. Aperti, bellissimi.

Guardavano oltre.

Era bellissima.

(Continua)

Keep calm and write

Marina

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Tutta colpa di quel fottuto fortunato fotone (2a parte)

(…)

La quantità di Gray, cioè di Joule di energia per chilogrammo, a cui era stato esposto nell’ultimo anno di lavoro, gli aveva procurato un rallentamento di alcuni centri periferici neuronali, problemi alla vista di un certo peso ed ispessimento del tessuto osseo della colonna vertebrale, come risposta indotta di protezione del suo corpo.

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