Il pettinino dimenticato (4a parte)

Kaoru era particolarmente allegro quel pomeriggio; sarà stato il fatto che l’aveva chiamata per nome, comunque Mina apprezzò la sua compagnia: notò che era piacevole lavorarci accanto e ne ricercò la presenza fino al momento di tornare a casa. Era una scusa per tenere lontano Mirko: sapeva che così non risolveva di certo il problema collega-di-lavoro-molestatore, ma a lei bastava. Per adesso.

Anche a Kaoru Mina apparve sotto occhi nuovi: era sveglia, propositiva e instancabile. Ci lavorava bene insieme: lavorarono a due progetti contemporaneamente e lei lo spinse a proporre una soglia di avanzamento speculativo in un affare lì a Brooklyn. Fu una giornata positiva anche per lui.

Kaoru non si accorse di nulla, Mina le sembrava concentrata e tranquilla, ma non osò chiederle il perché di alcune sue rigidità per non alterare il clima di produttività che avevano instaurato. Quando il sole ormai era tramontato da tempo, si salutarono e lei tornò a casa.

Le luci erano spente e a casa non c’era nessuno. Come una fitta al basso ventre, una nausea che saliva fino in gola, Mina si rese conto che qualcosa non andava. Le venne in mente il borbottare della madre il giorno prima. Dov’era la sua bambina? Controllò il telefono . SCARICO. Come era potuto succedere?

Una serie di brividi e tremori l’assalì: ansia e paura non la facevano ragionare. Le lacrime scendevano lungo le guance. Si mise a sedere sul divano e cercava sulla rubrica di casa il numero di telefono della madre: “perché non ho mai trovato il tempo di impararlo a memoria?”, si malediceva. In quel momento si accorse di essere troppo stupida e sensibile. Come aveva fatto a DIMENTICARE sua figlia?

Stava strappando i fogli della rubrica, più che sfogliarli, quando il telefono fisso squillò. Acchiappò subito la cornetta, troppo in fretta che cadde per terra. <<Pronto?>>, urlò, <<mamma sei tu?>>, <<Signorina Donowall mi scusi, sono Kaoru, ehm, il signor Watanabe, mi ha chiamato sua madre qualche minuto fa…>> silenzio.

Il suo cervello non riusciva a capire quelle parole, che le stava dicendo il suo capo? <<No, non si preoccupi, niente di grave, parlava di sua figlia. Le diceva di non preoccuparsi, insomma le spiegherò meglio. Sto per arrivare a casa sua. Sua figlia è con me. Non si preoccupi.>>

Con ancora il cappotto addosso mezzo smesso, i capelli arruffati e le pantofole, Mina aspettava fuori dall’uscio. L’elegante macchina del suo capo stava parcheggiando nel suo giardino. La piccola Ester la stava salutando dall’auto, era una macchina troppo grande per lei e non riusciva a scendere sola: la sua bimba stava saltellando felice nell’auto del signor Watanabe. Lui fece il giro, aprì lo sportello alla giovane ospite, l’aiutò a scendere e la bambina corse dalla madre. Lei si chinò per prenderla in braccio e la fece girare in aria. Aveva provato terrore, puro terrore di averla persa.

Teneva Ester in braccio e guardava ora Kaoru che, un po’ in imbarazzo, ero rimasto immobile in estasi alla vista dell’amore materno. <<Mi scusi signore, non so ancora spiegare questa scena.>>, <<A quanto pare deve aver mantenuto il telefono spento tutto il giorno, l’ho fatta lavorare troppo oggi, me l’ha suggerito anche questa piccolina qua! Sua madre è su tutte le furie e ha chiamato in ufficio: l’asilo l’ha chiamata per recuperare la bambina, anche se era certa di averti detto che oggi aveva la prima lezione di rumba!Ero di strada e anziché farti rimettere in macchina sono passato io a prenderla da sua nonna..>>

Nel frattempo si era avvicinato a loro: Mina riusciva a sentirne il suo profumo, non riusciva a spiccicare parola. <<Mamma, offriamo a Kaoru del thè o del caffè? Nonna dice che è da maleducati parlare sull’uscio!>>

Mina lo invitò ad entrare e lui non se lo fece ripetere due volte.

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Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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