Il pettinino dimenticato (2a parte)

Quando si svegliò, Ester strillava nell’altra stanza. Era già tornata dall’asilo, questo significava una cosa sola: era in estremo ritardo per rientrare a lavoro!

Si vestì con le prime cose che distinse e che le parevano stare bene insieme, mangiò un toast in piedi, mentre firmava dei permessi che la maestra chiedeva per una gita all’orto botanico del giorno dopo. <<Mina, domani mattina io non posso restare con Ester, te lo ricordi vero? Torni verso le 20, ti aspetto qui con la bambina. Ma domani..>>, la madre le diceva qualcosa ma Mina era distratta, pensava a quali carte consegnare al capo, si accorse che non aveva ancora messo il deodorante, poi le vennero in mente le parole squallide sul suo corpo che le aveva regalato un collega…

Niente, non sentì niente. Salutò la figlia con un bacio al cioccolato (Ester stava ancora mangiando cioccolata) e salì in macchina.

In ufficio volavano carte e parole grosse. Erano in 12 a lavorare in quelle stanze e 12 telefoni squillavano sulle scrivanie. Solo l’ufficio del signor Watanabe sembrava mantenere un certo contegno. Le porte erano chiuse, le tende sulle pareti vetrate erano state calate. Brutto segno.

Kaoru stava ascoltando in diretta le chiusure finanziare internazionali, l’affare del gasdotto non si era concluso come sperava, non aveva perso tutto ma una gran parte. Per questo aveva chiuso la porta e abbassato le tende. Si era messo a meditare per trovare la calma, in segreto detestava quei gesti, le parole alterate e urlate che il resto del suo staff usava, sosteneva che la rabbia non portasse a nessun’altra logica azione né fosse utile per idee di ripresa. Ma non poteva farci niente, per questo lo teneva per sé e si limitava a chiudersi nel suo ufficio insonorizzato, fingendo chissà quali contese e alterchi.

Lì da solo, coi suoi metodi, riprese la lucidità, capì dove era stato poco convincente e poco attraente per i borsisti coreani. Si sentiva meglio e stava appuntando le prossime mosse da fare. Sulla scrivania, quella mattina, aveva notato un successo che uno dei suoi affiliati li aveva consegnato: gli ultimi ritrovamenti di seta in Giappone avevano fruttato bene. Aveva avuto occhio. Il fascicolo era firmato da Mina Donowall.

La vista di quel nome gli procurava ogni volta un disagio ineffabile, intraducibile.

Qualcuno bussava alla porta.

Mina si era fatta coraggio e stava bussando alla porta del capo, sperava di ricevere buone notizie: da molti mesi ormai non stava bene in quell’ambiente. Molte sue amiche le davano della sciocca perché ricopriva un posto di tutto rispetto, guadagnava bene e poteva togliersi qualche sfizio se avesse voluto. Per Mina non era così.

Mina aveva studiato per poter aprire un giorno una sua attività e invece aveva cavalcato l’onda del mondo degli investimenti bancari assieme al suo ex compagno.

Erano cambiate molte cose da allora, erano cambiate le sue priorità e necessità e quel luogo le ricordava il passato, la sua rottura amorosa, i suoi sogni mai realizzati, il tempo perso lontano dalla sua bimba.

Da alcuni mesi, però, le cose erano addirittura peggiorate.

Avanti”, si sentì dalla stanza. Kaoru si era seduto alla scrivania e beveva caffè. Mina entrò e si richiuse la porta alle spalle, giurava che lì dentro qualcuno aveva acceso dell’incenso, ma dovette pensare rapidamente ad altro perché il suo capo le stava chiedendo i dettagli della transazione notturna.

Kaoru era in imbarazzo, non sapeva ben spiegarselo, quella donna lo metteva a disagio. Non era attrazione fisica, ne aveva avute di donne e l’avrebbe capito, c’era qualcosa in quegli occhi che lo colpiva, lo attraeva, lo abbagliava forse.

<<Complimenti comunque! Non credevo ce l’avesse fatta…non, ehm, mi sono spiegato male (si stava allentando la cravatta che pareva soffocarlo), nel senso che deve aver avuto a che fare con decisioni da prendere a sangue freddo, minacce e chissà cos’altro.>>.

Il signor Watanabe era arrossito, si stava complimentando con lei. Le stava allungando una mano per potergliela stringere, ma Mina si ritrasse. Con un gesto incondizionato e infrenabile, Mina fece un passo indietro e si era irrigidita. Ma si riprese subito: <<Mi scusi, credevo che voles..cioè, grazie.

Torno alla mia scrivania.>>

Kaoru rimase perplesso tutta la giornata. Che era successo a quella donna? Perché aveva avuto paura di lui?

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Marina

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comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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