Il libero arbitrio

Pioveva. Prese di corsa la borsa e si precipitò giù per le scale. Era in ritardo. Come sempre. Arrivò senza fiato alla fermata dell’autobus per accorgersi che era rimasta a terra: insieme ad un gruppetto di giovani liceali, Agata si accorse di aver perso l’ultimo autobus disponibile quel giorno. Lo sciopero annunciato era già iniziato.

“Ma come ho fatto ad arrivare in ritardo anche oggi!? Proprio oggi che non posso premettermelo!!”

Si avviava intanto alla stazione a piedi, cercando disperatamente di prendere l’ultimo treno possibile, prima del blocco totale dei mezzi. Rimuginava sui suoi soliti errori e cercava di non rompere l’ombrello per il gran vento che si era già alzato. Che giornata aveva scelto per quel colloquio!

<canc-canc-canc>

Che sfortuna le era capitata, proprio quel giorno !

<canc-canc-canc>

“Forse è un segno tutta questa sfiga oggi! Forse qualcuno mi sta suggerendo di non fare quel colloquio…forse non ne vale la pena!”

Splash! In quell’istante un automobilista sconsiderato le sfrecciò accanto e la inondò di uno scroscio d’acqua putrida: Agata si bloccò, lacrime agli occhi: avrebbe voluto urlare…ma non ne sarebbe valsa la pena.

Marina tolse le mani dalla tastiera in preda a mille dubbi:”Perché sto lasciando ad Agata poche possibilità di riuscita? Non è giusto!” Il suo coniglietto bianco le saltava in grembo proprio adesso e Marina si lasciò distrarre da quel pelo morbido e profumato. Prese in collo il piccolo animale peloso e si allontanò da Agata.

<<Ctrl Q>>

Intanto…

Lui richiuse l’ennesimo faldone e lasciò che i suoi pensieri si sciogliessero, aveva bisogno di una pausa. Perché tutti abbiamo bisogno di una pausa. Si accese la pipa davanti al camino e rilesse le ultime pagine incise quella mattina: “Sempre più pesanti queste pagine. Sto aprendo troppe parentesi nelle storie degli ultimi tempi”.

Prese dal cassetto lì vicino il suo attrezzo preferito, un piccolo spillone appuntito e poco ricurvo in cima, col quale arrotondava o troncava sillabe e vocali inopportune.

Marina era alla finestra e guardava il bel cielo blu, faceva freddo, ma era una giornata perfetta per una passeggiata: il coniglio che era stato fino ad allora tra le sue braccia si stufò e balzò giù deciso a mordicchiare i fili del computer: “Non ti azzardare! Ti ho detto che non si fa!” Convincente quanto bastava per spaventarlo per qualche minuto, Marina si sedette alla scrivania a rileggere le ultime parole scritte.

<Canc-canc-canc>>

Avrebbe voluto urlare…ma non ne s ma una macchina le si accostò evitando gentilmente il gran bel buco sull’asfalto. “Salì su!”

Agata salì in macchina impensierita: avrebbe voluto salirci milioni di volte ma non oggi, non oggi che era ridotta in quello stato! “Dove vai a piedi con sto tempo?”, “C’è sciopero dei mezzi e devo essere in stazione fra 20 minuti al massimo!”

Agata si soffermò un secondo in più a guardargli il profilo e pensava che la giornata stava proprio prendendo una piega inaspettata: “Tu piuttosto che ci fai in città a quest’ora, non dovevi essere in fiera già da ieri?”

Guido non distolse lo sguardo dalla strada, ma sorrise compiaciuto:”Vedo che conosci bene i miei spostamenti. E comunque sono tornato ieri sera per un meeting in ufficio.” Agata si sentì una stupida ad essersi esposta così tanto, ma non ebbe il tempo di arrossire perché notò che i suoi jeans gocciolavano sui tappetini dell’auto.

“Non preoccuparti, l’auto si può lavare, tu invece ti ammalerai se resti con questi vestiti addosso. Ti accompagno io al colloquio, ma prima passiamo a casa tua. Hai bisogno di un cambio d’abiti!”

<space-space-space>

Marina batteva indecisa le lettere sulla tastiera: “come diavolo faceva lui a sapere del suo colloquio? Allora aveva già chiesto di lei! Sarà questo il capito giusto per rivelare i loro sentimenti?”

Scrollava le cartelle dei capitoli già conclusi della storia e si chiedeva quando e quanto servisse ancora per rendere convincente il momento clou di quella storia d’amore.

B U I O

Lo schermo del pc era diventato nero, Marina allontanò con un rumoraccio la sedia dalla scrivania e si chinò per terra appena in tempo per scorgere una pallina pelosa che si stava allontanando.

I cavi erano sfilacciati e ancora caldi, il suo lavoro era forse perduto e di là, in cucina, la macchinetta del caffè borbottava furiosa, schiumando il caffè sui fornelli appena lucidati.

Era da sola in casa: il suo coniglietto, ignaro dell’accaduto, le saltellava già attorno in attesa di una carezza mentre fuori, sotto il primo tiepido sole, tutto continuava.

Si sedette nella posizione yogica del loto che aveva da poco imparato, per provare a mantenere la calma: inspira 1 2 3 4 5 6 ed espira 6 5 4 3 2 1 .. inspira 1 2 3 4

RAGIONA!” esclamò spalancando gli occhi e saltando in piedi! I cavi distrutti sono solo quelli dello schermo, il case è ancora acceso: “Ho bisogno di uno schermo, ho bisogno di un ricambio e subito, forse niente è ancora perso, forse questa non sarà proprio una giornata persa!”

< ctrl+A> Delete

‘No, così non va”, Lui accartocciò il fogliaccio e si apprestò a riscrivere da capo. La luce calava e il camino era quasi spento.

Ma non stasera, ferma tutto continuiamo domani. Marina ha ormai spalle larghe e forti, lasciamola a yogitare o qualunque cosa stia credendo di fare per capire cosa sia giusto fare. Domani continueremo la Storia!”

Keep calm and write

Marina

Keep calm and write

comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Keep calm and write Marina

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