Giardino: tra ulivi salentini e un bonsai sul balcone

Mi hanno fatto un regalo che volevo da tanto, ma che avevo remore ad acquistare. Sto parlando di un bonsai di ulivo.

Non mi ero mai decisa a prendere un bonsai, soprattutto di ulivo, perché ero angosciata da una discussione senza fine con me stessa: non può la bellezza imponente della natura essere ridotta ad una miniatura. La pratica di miniaturizzazione era ai miei occhi un gioco di potere, un voler soggiogare la natura.

Dico, soprattutto di ulivo, perché da salentina, ho passeggiato e toccato gli immensi ulivi secolari. Vedere piccoli alberi di ulivi, o ciò che resta dell’albero, in vasetti di terracotta, mi rattristava.

Poi è arrivato il mio bonsai e non potevo lasciarlo fuori dalla porta di casa.

Antefatto.

Ricordo le passeggiate nelle campagne salentine. Il sole che brucia, la terra rossa e i muretti a secco. Esemplari di ulivi secolari, che ho toccato con mano,hanno il diametro di diversi metri; come incisi sulla corteccia, hanno forme, pieghe e rughe impressionanti. Si contorcono, si dipanano, sopravvivono alla siccità dei secoli. Alberi insomma forti.

Alcuni ulivi secolari hanno ‘perso il loro centro’, cioè cavi all’interno, hanno un tronco alare, nel quale è possibile entrarci e riposare.

Quanta magia…

Maestosi, nerboruti.. titani, così definiti da alcuni, testimoni di una storia secolare. Eppur silenziosi. Chissà quante cose potrebbero raccontarci se potessero!

Vecchi patriarchi, che hanno ospitato diverse mie scampagnate e picnic con amici. Un profumo unico, il legno di ulivo è secco e vivo, è ruvido, quasi scultoreo. MONUMENTALI.

Come posso apprezzarne una miniatura? Un bonsai, appunto?

Voglio darti due motivazioni: una più personale, che ha messo a tacere il mio orgoglio e la mia cocciutaggine; un’altra ragione la ritroviamo nella pratica stessa e nel significato che, per la cultura orientale, ha il bonsai.

La prima motivazione deriva da una riflessione personale. In una di quelle passeggiate estive per le campagne della mia terra, trovai un contadino che, con la sua sedia di legno e vimini, riposava all’ombra di un gigante verde, sorseggiando vino.

Approfittando della sua pausa e della sua pazienza, mi fermai a sfamare la mia curiosità. Una chiacchiera dopo l’altra mi spiegò che, nonostante apparissero fragili e ‘rotti’, quegli ulivi non avevano bisogno di molte cure, ma soltanto di accorgimenti dettati dalle stagioni. Mi disse: <<Li trattiamo come si trattano i vecchi, sai? Li devi ascoltare e passare molto tempo con loro. Ma non è fatica, ci vuole pazienza. Ma sono opere ‘boTtaniche’ (disse) irripetibili..>>

Irripetibili. Giusto. Un bonsai non è in competizione con un albero. Non può. Un bonsai non è la copia di un albero, né, a detta di alcuni, una storpiatura.

Le parole di quell’uomo misero a tacere la mia agonia polemica fra natura e uomo: la natura fa, l’uomo osserva e ne cura piccoli bisogni. Poi l’uomo passa, l’albero resta.

Un ulivo secolare e un bonsai di ulivo sono cose diverse.

Entrambe irripetibili e straordinarie.

E qui la seconda motivazione che mi ha spinta ad accettare in regalo quel bonsai di ulivo.

Chi ama e si prende cura dei bonsai, così come chi millenni fa pensò di crearne uno, lo fa con assoluto rispetto della natura. In Cina, dove nacque e si diffuse la tecnica della miniaturizzazione, l’opportunità di decorare i giardini interni delle case con alberi in miniatura era un onore e un sacrificio. Si credeva, infatti, che nelle miniature si concentrasse il potere e la magia benefica del mondo vegetale. Per poterne godere in casa, l’uomo ha imparato a rispettare le leggi naturali e ha riprodurle, ma in piccole dosi. In vaso, appunto.

I due ideogrammi cinesi con i quali ci si riferisce al bonsai (盆栽. ) stanno a significare l’educazione e il rispetto, (l’educare la terra, quindi il coltivarla) in uno spazio piccolo, un contenitore. In Giappone, poi, quest’arte di miniaturizzare si è allacciata allo Shintoismo ed è divenuta una ricerca del bello, un cercare di catturare la sublime bellezza della natura in un piccolo contenitore.

Un bonsai è come un figlio, bisogna esserne sia l’educatore che una guida: “[il bonsai] è più vicino all’uomo e ritrae il dramma della vita. Il bonsai è la natura senza fine. Quindi coloro che coltivano bonsai hanno la responsabilità di essere diligenti e di doverlo portare avanti ogni giorno della vita.” (Saburo Kato all’International Bonsai Congress, Honolulu 1980)

Messi a tacere i sensi di colpa, mi godo il mio bonsai, che è e sarà il “ricordo in vaso” della mia terra. Una miniatura di quella maestosa bellezza, la memoria sul balcone di quelle passeggiate sotto un caldo sole, all’ombra di presenze storiche che profumano di pane e pomodoro.

Keep calm and write

Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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