Fake news sui social: questioni politiche e non solo

A quanto pare le conseguenze della vittoria di Trump saranno ancora numerose ed inaspettate!

Fra tutte, mi interessa chiederti cosa ne pensi su una in particolare, a quanto pare, una questione freschissima.

Scotta, insomma.

Mi preme scrivere di quanto allibita e sfiduciata mi senta nel seguire ciò che sta succedendo a riguardo. L’argomento è informazione, libertà di espressione e social media, oggi. La questione, insomma, dell‘hate speech on line.

Pare che la Clinton, alla fine della campagna elettorale che l’ha vista protagonista e perdente quest’anno, abbia iniziato una guerra serrata contro le fake news (‘un’epidemia che va fermata‘, ha detto) che circolano sui social media e sui canali online di notizie.

La palla è, ovviamente, rimbalzata qui in Europa. Alla presa di posizione della Commissione europea di Strasburgo, (In Italia le parole a riguardo provengono dalla Boldrini), è succeduta la risposta immediata di Google con la promessa di fermare le monetizzazione per quei siti che appaiono sospetti.

Fin qui il discorso è liscio e coerente, giusto? Forse un po’ tardivo, visto che è stato il pubblico della rete in primis a distinguere e “neologizzare” una FAKE NEWS.

Comunque.

Io non voglio entrare nel merito della questione, perché, si sa che in Italia quando entra in campo una voce, tutte le altre si accavallano fino a creare un polverone incomprensibile. Sappi solo che la contro risposta, in difesa di un blog in particolare che ha subito il verdetto di Google (byoblu) è in mano al Movimento 5 stelle.

Il discorso cambia, però, se pensiamo ai mainstream, cioè ai grandi canali di diffusione, ai grandi nomi insomma! Che trattamento subiscono? Un po’ come dire chi si occuperà del boia?

Riflettevo, infatti, sulle parole del nuovo ministro delle competenze del digitale della Commissione Europea, Andrus Ansip che, al Financial Times, diceva preoccupato che i ‘big dell’online’, cioè le grandi voci, le testate nazionali e i poli di informazione storici, dovrebbero essere più responsabili e cauti; dovrebbero abbracciare una politica di autoregolamentazione in fatto di accettabilità di una notizia, così da non perdere credibilità.

Dico, c’era bisogno di dirlo? Occorre sempre arrivare in fondo, scavare e toccare l’insanabile, prima di prendere provvedimenti?

Provvedimenti che, ovviamente, toccheranno prima di tutto i più piccoli e i più indifendibili [ in nome di “un martire da sacrificare per dare esempio” ] e poi non arriveranno mai all’origine [perché il martire è già stato giustiziato e l’attenzione mediatica è già stata dirottata altrove].

Quindi. Sono già pronte sanzioni verso i più grandi e noti social media, come Facebook (STAREMO A VEDERE), ma non sono così pronte le definizioni di “autenticità” (che secondo Facebook è definibile a partire dalla reazione degli utenti) e “fondatezza” di una notizia.

Per me che ho studiato e credo nel potere della cultura e dell’informazione, nel potere del digitale come canale di diffusione di conoscenza; per me, che sostengo nuove forme online di comunicazione educativa sociale, l’apprendere questi inconcludenti e poco efficaci risvolti, non è una questione da prendere sottogamba.

Non mi fa stare bene capire, alla luce del sole, quindi oggettivamente condivisibile, che siamo nel 2017, ma forse il calendario è sbagliato.

Tira pure fuori quello del 1970.

Che anche questa questione si debba concludere a tarallucci e vino? Non auguriamocelo, perché il limite invalicabile, fra libertà di espressione e anarchia improduttiva è sottilissimo.

Keep calm and write

Marina

Keep calm and write

comments

Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

13 thoughts on “Fake news sui social: questioni politiche e non solo”

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