CIBO: TRA LEGGI ANTISPRECO, INCENTIVI E SANZIONI

Finalmente anche l’Italia, alla fine dello scorso agosto, ha approvato la sua legge contro gli sprechi alimentari.

Il 2 agosto 2016 il Parlamento italiano ha approvato definitivamente la legge antispreco: ciò che ci chiediamo oggi è quanto sia utile parlare solo di recupero-riutilizzo del cibo, e cosa invece possa fare da discrimine nella lotta allo sfruttamento di risorse di questo Pianeta.

La LEGGE del 19 agosto 2016, n. 166 (Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà’ sociale e per la limitazione degli sprechi) ha per obiettivo la riduzione degli sprechi nelle varie fasi della filiera alimentare, partendo dalla produzione e dalla trasformazione, fino alla distribuzione e alla somministrazione degli alimenti.

Quella che è considerata un’eredità concreta del dibattito sull’alimentazione intrapreso con Expo 2015, è oggi una legge che rappresenta un passo importante per l’Italia. Tuttavia i traguardi raggiunti non sono ancora risultati incoraggianti, né annunciano prese di coscienza.

LA LEGGE IN VIGORE

La legge approvata, infatti, non è immune da critiche: non sarebbe stato più utile un provvedimento che affrontasse la problematica a partire dalle cause e non dagli effetti dello spreco alimentare? Matteo Garuti, che si occupa di cibo e di illegalità alimentari, sul sul bel sito www.ilgiornaledelcibo.it , fa presente appunto che il fulcro della legge italiana è la donazione dei prodotti che, lungo la filiera agroalimentare, vengono considerati non più vendibili.

Sicuramente questo era un ambito che aveva bisogno di interventi di semplificazione e snellimento delle procedure burocratiche, ma

NON È AGEVOLANDO IL RECUPERO CHE SI RISOLVE IL PROBLEMA DELLO SPRECO ALIMENTARE

Prevenzione ed educazione

Sempre Garuti pone in confronto l’atteggiamento italiano sul tema con quello francese. La Francia è stata la prima nazione al mondo a dotarsi di una normativa contro lo spreco alimentare, contribuendo indubbiamente ad accelerare l’iniziativa italiana ed europea su questo tema. La legge francese, approvata nel febbraio 2016, presenta similitudini ma anche significative differenze rispetto a quella italiana, a partire dal concetto di fondo per contrastare lo spreco alimentare.

Se la legge italiana si basa sugli incentivi e sulla semplificazione, in Francia si è scelto di seguire la strada degli obblighi e della penalizzazione: un’impostazione più rigida che sanziona i supermercati che non donano alle onlus il cibo in eccesso.

Anziché l’incentivo, il premio per il buon comportamento, dato a chi sceglie di fare meglio; in Francia si punisce chi non fa.

E’ un po’ il discorso di educare con la carota e il bastone o concedere anche il premio di consolazione.

Sono della personalissima idea che data l’urgenza della questione e la fatalità che comporta il perpetuare la situazione in cui viviamo, se il ‘bambino’ è testardo e NON CAPISCE l’importanza di un insegnamento, non possiamo concederci il lusso di rimandarlo al prossimo semestre, occorre cambiare metodo e recuperare in corsa!

Come?

Come visto finiscono nel cassonetto 100 milioni di tonnellate all’anno di alimenti solo in Europa, in pratica lo 0,5% del Pil, e 1,3 miliardi di tonnellate nel mondo.

Francia, Germania e Spagna sono i paesi più virtuosi, l’Italia arriva dopo.

Educando ad un atteggiamento attivo e alla responsabilità: SONO IO CHE SCELGO DI NON SPRECARE, QUINDI NON COMPRO, NON CUCINO, NON MANGIO IN ECCESSO.

I RISULTATI RAGGIUNTI

L’introduzione della legge n.166 ha permesso comunque una riduzione in Italia dello spreco di cibo del 20%. Ciò che più ha aiutato, registra la Coldiretti, è la semplificazione burocratica che ha permesso ai privati (dove si annida il più grande buco nero dello spreco) di intervenire in prima persona e donare il cibo in eccesso.

Siamo tuttavia ancora reticenti a chiedere la doggy bag al ristorante (cioè chiedere di portare a casa ciò che resta nei piatti), perché opensiamo che non sia una nostra responsabilità sapere cosa ne sarà di quel cibo.

Siamo ancora piuttosto prudenti nel leggere la data di scadenza degli alimenti (che è ancora troppo breve) perché ci sentiamo ‘minacciati’ dalla dicitura perentoria <consumare preferibilmente entro>. Non conosciamo l’impatto per l’ambiente, né sappiamo quanto abbia già impattato produrre quel cibo, ancora utilizzabile, che verrà sprecato nel cassonetto.

Ecco alcuni suggerimenti leggibili sui report della Coldiretti:

Il latte fresco è ancora commestibile fino a due giorni dalla data di scadenza. Quello a lunga conservazione si arriva fino al limite di un mese. Lo yogurt può essere consumato anche a distanza da una settimana; non è così per mozzarella e ricotta facilmente deteriorabili eventualmente da utilizzare per condire pasta, pizza e preparare dolci.

Sembra oramai deciso che tale dicitura verrà sostituita con “conservare integro”.

Per ridurre lo spreco occorre rieducare, insegnare una nuova mentalità del cibo, del suo utilizzo e della sua conservazione. E’ una strada più difficile da percorrere rispetto all’abito che vestiamo oggi. E non a tutti piace!

Per questo occorre sanzionare (magari anche premiare il migliore), ma per difendere l’ambiente non abbiamo più molto tempo per pensare al premio (che magari comporta ulteriori sprechi), dobbiamo fare. E chi non fa, va punito.

Keep calm and write

Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Keep calm and write Marina

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