Il pettinino dimenticato (ultima parte)

Quella giornata era infinita, cercava di stare dietro le chiamate e le impennate degli indici, ma non aveva lo stesso scatto di sempre. Le si illuminarono gli occhi quando vide, verso l’ora di pranzo, il signor Watanabe che entrava in ufficio.

<<Mirko vieni in ufficio, ti lascio due progetti da firmare, poi devo andar via..>>

Nulla l’avrebbe salvata, non poteva evitare quello squallore quella sera. Si dava della stupida per aver portato avanti la cosa fino ad allora; si sentiva in colpa per averla iniziata e troppo sporca e in ritardo per parlare con qualcuno.

Avrebbe dovuto cambiare ufficio, ma nessun altro posto le offriva la gentilezza e l’elasticità che Kaoru le aveva ormai assicurato. Era in gabbia. Una gabbia dorata.

Si fece sera. E anche l’ultimo collega tornò a casa. La luce sulla scrivania di Mina era accesa. Mirko era nell’ufficio di Kaoru, poi spense il computer e si avvicinò a lei. Le prese la vita e la fece sedere sulla scrivania. Lui si sedette sulla sua poltrona. <<Non avrò pietà; lo sai che mi hai evitato per troppo tempo. Ma è peggio per te se fai così; ne avrò più voglia dopo. E non puoi farci niente.>>

Quelle parole ruppero l’ultimo sottile strato di dignità con cui era vestita. Silenziosi goccioloni le bagnavano il viso mentre lui le faceva aprire le gambe.

Kaoru era tornato in città, non aveva voglia di andare a casa. Nel cruscotto aveva preparato il pettinino di Mina, oggi voleva consegnarglielo, ma gli imprevisti rendono difficili le cose preziose e più importanti. Vide l’ora e si disse che Mina doveva essere per forza a casa. Si fece coraggio e parcheggiò nel suo giardino.

La piccola Ester lo stava salutando dalla finestra, si era arrampicata su di una sedia per salutarlo. Bussò e la nonna aprì. <<Buonasera, scusate l’ora, cercavo Mina>>, <<pensavamo fosse con lei!>>

La piccola Ester gli stava tirando la giacca: <<Perché fai preoccupare la mamma? Non era felice oggi, lei è cattivo con la mamma signore?>>.

Kaoru si tirò su e non rispose, poteva essere solo in ufficio. Conosceva bene i suoi tempi e ritmi, non poteva essere altrove. Perché era ancora lì? Gli vennero in mente il viso scuro di Mina, le rigidità che manteneva con alcuni colleghi dell’ufficio, alcuni commenti di Mirko…

Rientrò in macchina e si diresse in ufficio. Le luci erano ancora accese, prese le scale per non far rumore. L’edificio era deserto, se non la stanza del suo reparto. Inequivocabili e frenetici sfregamenti di stoffe lo trattennero dal mettersi in luce, fino a che: <<Basta Mirko, ti prego, devo tornare a casa! >>, <<Smetterò quando lo dico io, lurida, non puoi farci niente, sei brava solo a questo, non sei nella posizione per reagire!>>

Poi sentirono un click e ancora un altro, qualcuno aveva scattato delle foto. Non si vedeva nessuno, ma udirono e riconobbero la voce di Kaoru:<<Non mi avvicino per rispetto della signorina, Mirko rivestiti e allontanati immediatamente. Domani abbi la decenza di non presentarti. Avrai notizie dagli avvocati. Rimarrò qui fino a che non sarai uscito, Mirko. >>

Fu una questione di pochi minuti, Mirko iniziò a giustificarsi e a urlare. Scherzò sulla cosa e si difese dicendo che era stata quella donnaccia a provocarlo. Lui non rispose. Non disse niente per non compromettere ciò che stava già registrando. Mina era sotto la scrivania e si rivestiva in fretta, ma da lì sotto sentì il rumore di un pugno sui denti. Mirko uscì dalla stanza tenendosi la bocca.

Passarono un paio di settimane prima che Mina mettesse piede in ufficio; Mirko era stato allontanato facilmente grazie ad alcuni suoi precedenti. Mina si sentiva comunque in colpa, colpevole di aver ceduto la prima volta.

E voleva dare le sue dimissioni, non avrebbe retto agli sguardi degli altri colleghi.

Poi, però, la sera prima del suo rientro a lavoro, un messaggio vocale sul suo numero privato la fece arrossire e preoccupare. Era il suo capo che, con voce tremante, la invitava a cena per chiarire alcuni punti e condizioni del suo re-inserimento.

Passò l’intero pomeriggio a cambiare vestiti: cosa doveva aspettarsi, come presentarsi, cosa dirgli? Confusa, la piccola Ester era sepolta dai cambi d’abito della madre e provava tacchi e collane che mai prima di allora le era stato permesso di toccare!

Kaoru si presentò puntuale, aveva portato un peluche per la piccolina e dei fiori per la nonna che sapeva avrebbe badato a Ester quella sera.

Mina aveva un abito nero lungo, senza scollature. Si era tirata su i capelli con le forcine e indossava due orecchini di perle.

Il ristorante era piuttosto intimo e tranquillo. A Mina batteva forte il cuore, ma non sapeva se fosse dovuto alle notizie sul suo re-inserimento o all’imbarazzo che ancora regnava tra loro: quella sera, l’ultima volta che aveva visto Mirko, Kaoru non le chiese nulla, né la guardò negli occhi, la accompagnò silenzioso a casa con la sua auto. Forse le tremava il cuore per le gentilezze di Kaoru che proprio adesso le stava aprendo lo sportello.

Mangiarono di gusto e lui si mostrò abile a parlarle di molte cose, di molti suoi fatti privati. Le raccontò la sua ferita al cuore, la morte improvvisa della moglie anni prima, le raccontò del suo senso di colpa per non essersene accorto e delle sue meditazioni in ufficio a porte chiuse.

Sembrava volerla mettere a suo agio, stava creando dell’intimità che a Mina non dispiaceva affatto: di colpo la sua schiena si rilassò e abbassò le spalle, godendosi la cena.

Kaoru le parlava di ferite e di cure: aveva imparato ad abbracciare il danno, a non vergognarsi delle ferite che portava, a rimettere insieme i pezzi. Mentre parlava così, tirò fuori un pacchettino e glielo porse. Era il suo pettinino! Ricordava di averlo perso, ma come e quando non se l’era neppure chiesto: imbranata com’era! Era delicatamente stato riparato: luccicava. Era splendido, lui si avvicinò, aspettò che lei capisse le sue intenzioni e le accettasse e glielo sistemò tra i capelli.

<<Il kintsugi insegna che ogni pezzo riparato è unico e irripetibile. Io vorrei starti accanto, se me lo permetterai, perché per me sei già unica così.>>per la prima volta notò delle pagliuzze dorate negli occhi di lui, e si distesero le rughe di espressione che aveva sempre attorno agli occhi. <<La vita è fatta di sorrisi, rotture, ricami e ancora rotture. Non sentirti in colpa per quello che è successo: splendi così tanto Mina che fai invidia e si avvicinano a te per sporcarti. MA non è colpa tua! Mina, sei una donna forte e una mamma dolce. Una lavoratrice instancabile e un broker con i coglioni!>>.

Sobbalzò a quelle parole e a quella sua spontaneità.

Mina non usò parole belle come le sue, come suo solito venne presa da spasmi di sensazioni e brividi di paure: <<Ok>>, rispose e gli accarezzò il viso…

Una perla non è altro che una ferita cicatrizzata..

TheEnd

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Marina

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Author: iovorreiscrivere

Hi! Nero su bianco. E' tutto qui. Ci ho pensato tanto, ho imboccato un sacco di strade. Poi mi sono fatta coraggio e ho aperto il blog. E' per te che vuoi condividere. E' per te che ti senti inadeguato. E' per te che credi di non aver posto. Insieme potremmo inventarci una strada adatta a noi. Ti chiedo uno strumento solo: la scrittura. Keep calm and write Marina

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